Bukowski by Reflex

di Salvo Giorgio

19

July
REGIA
Giampaolo Romania
CON
Giampaolo Romania
Anita Indigeno
Lella Lombardo
MUSICHE
Salvo Giorgio
DRAMMATURGIA
Salvo Giorgio
VIDEO EDIT
Pixel Shapes
COPRODUZIONE
Spazio Naselli
Teatro Dell'Orca
AIUTO REGIA
Leandra Gurrieri
LUCI
Salvo Lauretta
SCENOGRAFIA
Massimo Sottostanti
Salvo Lauretta
SEGRETARI DI PRODUZIONE
Marco Cominiti
Giuseppe Indovino
COSTUMI
Spazio Naselli
Teatro Dell'Orca

Sinossi

 

Henry Charles Bukowski, il narratore delle Storie di ordinaria follia, il “compagno di sbronze” per eccellenza, una delle figure più originali e provocatorie della letteratura del ‘900; accanto a lui Henry Chinaski, il suo alter ego, come lui di origine tedesca ma emigrato da bimbo negli Stati Uniti, protagonista di moltissimi dei racconti dello stesso Bukowski. Il dualismo Bukowski-Chinaski è, in realtà, imperfetto, ma risulta talmente efficace da far perdere al lettore ogni capacità di discernimento del personaggio rispetto al suo creatore. Ma se ci fosse un “terzo” Bukowski – sempre uscito (in qualche modo) dalle pieghe delle sue pagine e della sua esistenza, ma dotato di una vita del tutto autonoma – che, a differenza di Chinaski, non è un alter ego, ma un alter punto e basta che, però, tenta disperatamente di identificarsi in quell’ego? Un Bukowski, insomma, che non è tale geneticamente ma lo diventa (come vuole il titolo dello spettacolo) per una pura questione di istinto e, quasi, di riflesso? La cosa potrebbe anche rivelarsi pericolosa, come scoprirà lo spettatore, issato su un’altalena impazzita tra verità e finzione, tra quella cruda quotidianità e quella sorprendente profondità che costituiscono le due sfumature (ugualmente immaginifiche e coinvolgenti) dell’inchiostro di Charles Bukowski. Tale altalena verrà spinta da due figure femminili che emergono da chissà dove. Il punto è: esistono davvero oppure no? Vivono di vita propria? Sono parte dell’esperienza di Bukowski, di Chinaski o dell’anonimo e ineffabile doppelgänger? La risposta a queste (e ad altre) domande lo spettatore potrà trovarla soltanto nel fondo della bottiglia di questo spettacolo; una bottiglia riempita fin da sùbito da una scena volutamente caotica e altrettanto volutamente tecnologica, da un gioco ipnotico di immagini digitali, luci e musica (cifra stilistica ormai consolidata del regista Giampaolo Romania) e da una scelta interpretativa volutamente “sporca” in omaggio alla rude verità del vero, unico, insostituibile Henry Charles Bukowski.