Bufalino100 – Un’estate felice

19

August

libero adattamento da Argo il cieco. Timido abbozzo di sceneggiatura`` di Gesualdo Bufalino. A cura di Andrea Traina

regia

Giampaolo Romania

con

Giuseppe Digiacomo, Andrea Traina, Alessandro Romano, Marco Comitini, Anita Indigeno, Leandra Gurrieri

“Locandina delle intenzioni. Perduta per timidezza l’occasione di morire, uno scrittore infelice decide di curarsi scrivendo un libro felice… Ne chiede l’argomento, secondo l’uso, ai cento occhi della memoria e ai sollucheri di gioventù… Partire da questa ipotesi. Poi si vedrà che succede”.

Quando Gesualdo Bufalino vergò questa frase, probabilmente non avrebbe mai immaginato che essa avrebbe potuto rappresentare la sintetica (ed efficace) descrizione di una messa in scena teatrale che lo riguardasse; anche perché, nella sua carriera di scrittore, lui si è dedicato esplicitamente al teatro soltanto in un’occasione. E invece qualcuno ha deciso di sciorinare una personale “locandina delle intenzioni” e di portare Bufalino a teatro: e lo ha fatto scegliendo non un’opera compiuta ma ricostruendo un mosaico (“partire da questa ipotesi. Poi si vedrà che succede”) e “chiedendo l’argomento ai cento occhi della memoria”. Quella memoria che, al di là delle mille suggestioni che promanano dalle pagine dello scrittore comisano, rappresenta la guida più sagace nel complesso viaggio attraverso le sue visioni letterarie. Mettere in scena la memoria non è un’operazione nuova; mettere in scena i mille orizzonti che da quella memoria si dipartono in un caleidoscopio scenico di parole, musica ed effetti visivi sì. Parlare di amori non corrisposti oppure bruciati nel breve volgere di un giro di clessidra non costituisce a sua volta una novità; ma lo è senza alcun dubbio orientare il gioco teatrale in modo da far convergere questi e altri rivoli nell’unico, grande fiume della storia di un’anima. Rappresentare uno spaccato di vita siciliana degli anni ’50, con tutte le sue luci e le sue ombre, è qualcosa di già visto; ma elevare quella limitata porzione di terra a paradigma di visioni universali è decisamente meno frequente. Tutto ciò, invece, avviene traducendo la parola in un allestimento in cui l’azione scenica si mescola con la narrazione; i personaggi si sdoppiano, si mascherano e si tramutano; la musica, le luci e gli effetti assurgono alla dignità di vere e proprie battute teatrali, mescolandosi in una spirale che ottiene lo scopo di condurre per mano le emozioni dello spettatore fin sopra il palcoscenico.
Non è stato facile orientarsi nelle tematiche di Gesualdo Bufalino, e, talora, neppure nelle avvolgenti (quanto accattivanti) volute del suo suggestivo linguaggio. Uno scrittore che sa scrivere, Bufalino, sia come sostanza che come forma; e che andrebbe vieppiù riscoperto in un periodo in cui tanta letteratura è diventata fin troppo commerciale, a volte anche per colpa di derive televisive di vario genere. Il teatro, invece, in questo si dimostra ben più onesto e oggettivo, consentendo di liberare financo le energie più recondite che la parola dello scrittore comisano contiene e che attendevano soltanto di essere sprigionate in un ambito diverso.
Fino a comprendere quanto di “teatrale” in senso ampio ci fosse nella narrativa di Gesualdo Bufalino.

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